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    • “PARCO DEI MONTI ERNICI, POLEMICHE A NON FINIRE”

      “PARCO DEI MONTI ERNICI, POLEMICHE A NON FINIRE”

      LA REPLICA DI FRANCO ZUNINO

      Sia pure con ritardo, dovuto alle vacanze ferragostane, si intende con questo comunicato replicare a quanto scritto dal “Comitato per la protezione dei Monti Ernici” apparso sulla stampa locale il 10 agosto scorso; ovvero da persone che continuano a nascondersi dietro l’anonimato della suddetta sigla, tanto che l’opinione pubblica ciociara ancora non sa chi siano i fantomatici promotori di questo Comitato. Cosa che certamente non conferisce loro l’autorevolezza che vorrebbero accreditarsi con la suddetta sigla (che si nascondano per evitare di rivelare il fatto di essere dei nessuno e degli incompetenti?).

      Tanto più che, anziché argomentare sulle ragioni del perché l’AIW, l’ATC FR1 e l’URCA Frosinone ritengono pretestuose le norme inserite nel calendario venatorio che con la scusa di difendere l’Orso marsicano hanno il palese scopo di porre limiti vessatori a chi pagando una tassa statale pratica una legittima attività di caccia, si sprecano in un attacco personale a Franco Zunino arrogandosi il diritto di stabilire loro quale debba essere la linea politica dell’AIW e, più grave ancora, di cercare di smentire gli storici filosofi e conservazionisti fondatori del movimento che, come in Italia, erano e/o sono stati in gran parte saggi e pratici ambientalisti-cacciatori.

      Gli anonimi interlocutori e coordinatori del succitato Comitato per l’ennesima volta hanno cercato di denigrare il sottoscritto e l’AIW scrivendo falsità e mistificando fatti reali (evidenziando non poca ignoranza, visto che non sono in grado di leggere la lingua italiana), scambiando l’esempio paritetico del comportamento corporativo di naturalisti e cacciatori contenuto nel Documento Programmatico dell’AIW in una posizione anticaccia dell’Associazione là dove vi si afferma che la caccia sia dannosa «solo in certe situazioni» e che i cacciatori «evitano di porre limiti al terribile impatto che la loro categoria infligge alle popolazioni faunistiche»). Essi, infatti, interpretano queste frasi come posizione anticaccia e, confrontandole con recenti, secondo loro, “dichiarazioni smaccatamente filo-venatorie” del sottoscritto, dimostrano di non aver compreso il significato e lo spirito di quelle frasi, che sono di critica paritetica e al mondo dei naturalisti anticaccia e a quello dei cacciatori; ma non una condanna alle due attività! Il Documento Programmatico ragiona per un utilizzo moderato e ragionevole del mondo naturale, per cui chiunque ne usufruisca debba fare delle rinunce «non appena divengano evidenti i segni del mutamento che la sua presenza (dell’uomo, ndr) le arreca (alla natura, ndr).»

      Nel caso dei Monti Ernici, nessuna delle due categorie ha finora evidenziato tale danno, ragion per cui nessuna esigenza esiste di porre limitazioni all’una o all’altra e, caso mai, quella che rischia di più è proprio quella turistica, che i naturalisti vogliono incentivare con la nascita di un Parco, il quale, come tutti i Parchi del nostro Paese, si stanno sempre più rivelando “fabbriche di turismo”. Al contrario, l’attività venatoria non solo è notoriamente

      in continuo calo, ma chi la pratica è anche sempre più portata a comportamenti etici e rispettosi della fauna. Per cui chi oggi potrebbe minacciare la quiete e la sopravvivenza dell’Orso marsicano qualora si venisse a creare una sua popolazione sui Monti Ernici è proprio il turismo, specie quello naturalistico, curioso di osservare e fotografare ogni intimità delle popolazioni faunistiche, e, assai più dei cacciatori, sempre rigido nel rifiutare le limitazioni che vengono loro richieste dalle autorità (esempio: il Parco d’Abruzzo; dove, peraltro e purtroppo autorizzate dallo stesso Parco, per godere di 50 euro al giorno per ogni persona, vi sono cooperative disposte ad accompagnare i visitatori anche nel cuore delle zone più delicate per la vita dell’Orso marsicano proprio perché i turisti non accettano limitazioni ai loro ludici diritti! Mercificando così un animale ad alto rischio di estinzione: magari proprio quello che si vorrebbe imitare nel futuro Parco dei Monti Ernici a beneficio di pochi utenti e di pochi business man privilegiati riuniti in cooperative!).

      Poi la menzogna VERA. Nel tentativo di smentire la dichiarazione che mai orsi marsicani siano stati uccisi durante la legittima attività di caccia, i suddetti anonimi citano fatti risalenti a prima del 1921; dimenticando che l’Orso in Italia gode di protezione solo dal 1936, nel senso che prima di quella data poteva legittimamente essere cacciato; tanto legittimamente che l’ultimo “cacciatore d’orsi” è stato Erminio Sipari, il fondatore del Parco Nazionale d’Abruzzo; e per di più nella stessa area del Parco! Dopo quella storica legittima cacciata, NESSUN orso marsicano è mai più stato ucciso durante l’attività di caccia praticata in tutto il suo territorio di vita a cavallo tra Abruzzo, Lazio e Molise (comprese alcune zone dello stesso Parco, visto che la saggia legge del 1923 consentiva quello che oggi è stato proibito – impedendo così la risoluzione di problemi di sovrappopolamento faunistico che altri Parchi del mondo risolvono proprio con questa pratica!). Questa è la verità storica E VERA!

      In quanto alla presenza dell’Orso sui Monti Ernici, si ribadisce che la sua presenza occasionale data ormai da decenni, decenni durante i quali l’attività venatoria è sempre stata praticata senza danno alcuno per l’animale; una presenza peraltro occasionale e perlopiù dovuta all’allontanamento degli orsi che vivono o vivevano nel vicino Parco Nazionale, dal quale fuggono non per il disturbo dei cacciatori ma per quello dei turisti, dei troppi cinghiali e mancanza di risorse alimentari di origine agro-pastorale! E l’ormai ripetuta presenza di orsi che scendono nella Val Comino in cerca di cibo, fin nei pressi delle abitazioni e specie delle fattorie, è la prova provata che non di un nuovo Parco gli orsi hanno bisogno, ma di cibo e di quiete dal turismo! E magari dei cacciatori che riducano la presenza dei suoi competitori alimentari, quali i cinghiali ed i cervi. Altro che limitazioni da porre sui Monti Ernici e nella, per loro auspicata, “area contigua” del Parco d’Abruzzo, alla quale giustamente i Comuni si stanno opponendo e senza il cui loro assenso per legge e logica liberaldemocratica non potrà mai essere decretata!

      Murialdo, 21 Agosto 2014

      Franco Zunino
      Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness